Lo stile liberty in Italia

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L’Art Nouveau, nata in Francia e in Belgio, fu un movimento internazionale, che si diffuse in vari paesi europei e negli Stati Uniti, ed ebbe come caratteri predominanti l’amore per la natura e il ricorso all’asimmetria. In Italia questa corrente arrivò in ritardo, rispetto ad altre nazioni, e assunse il nome di “Stile Liberty” o “Floreale”, facendo riferimento al nome dell’inglese Arthur Liberty, che commerciava in oggetti d’arredamento d’alto livello.

Con questo nome si intende un vasto movimento artistico che, tra fine Ottocento ed inizi Novecento, interessò soprattutto l’architettura e le arti applicate. Il ritorno alla lavorazione artigianale e all’uso dell’eleganza decorativa fu un dato di fatto, per lo più caratterizzate dall’originalità e dall’uso di nuove tecniche produttive. Il Liberty cercò ispirazione nella natura e nelle forme vegetali, creando una rottura con gli stili del passato, e cercando spinte innovative.

L’ambiente della borghesia italiana di fine ottocento, convenzionalista e immobilista, non recepì subito lo spirito di questo stile, che venne invece seguito da un limitato numero di intellettuali, di conseguenza non fu inizialmente un movimento di massa. Nonostante questo, lo stile Liberty avrà una grande influenza sull’arte italiana e sul gusto estetico, investendo anche il design di interni. I centri più famosi per quanto riguarda lo “stile Liberty” italiano furono: Torino, Palermo, Firenze, Lucca, Viareggio, Milano, Roma, e in generale l’Emilia Romagna.

Il principale scopo dello “Stile Liberty” fu quello di migliorare i prodotti usciti in serie dalle industrie, applicando minuziose decorazioni artigianali, in modo da conferirgli maggior pregio e originalità. I prodotti venivano si lavorati industrialmente ma su progetto di architetti e designer, che mettevano la loro firma dopo aver desiderato e realizzato quel particolare tipo di mobilio o di oggetto. L’intento era quello di unire la funzionalità al buon gusto, in modo che i prodotti attirassero il maggior numero di acquirenti.

I legni utilizzati, furono svariati, ma tutti caratterizzati da intarsi e inserimenti di legni esotici; inoltre materiali impiegati comunemente furono ferro, ferro battuto, vetro, sopratutto colorato e ceramica. I mobili ebbero linee leggere e dinamiche, con decorazioni ispirate principalmente alla cultura giapponese, forme stilizzate, fiori, frutta, grappoli d’uva, viticci, alberi, ninfee, uccelli paradisiaci, anfore, donne e ghirigori. L’intarsio fu molto comune e i colori di preferenza furono sicuramente le tonalità pastello messe in risalto da contorni con linee scure. Fantasia e mondo vegetale dunque si intersecarono per dar vita a forme fluide e sinuose, armoniche ed eleganti.

Nomi di rilievo per quanto riguarda il Liberty italiano, furono Raimondo D’Aronco, che elaborò i disegni per i padiglioni dell’Esposizione Universale di Torino del 1902,Giuseppe Sommaruga e Adolfo Wildt. Fra i maggiori esponenti dellll’ arredamento d’interni, vi furono Carlo Zen, Carlo Bugatti, che sperimentò soluzioni di grande modernità ed Eugenio Quarti, mobiliere originario del bergamasco.

I mobili in “Stile Liberty” sono mobili per così dire “giovani”, in quanto hanno circa un secolo d’età, nonostante questo sono molto ricercati nei mercatini d’antiquariato perché si tratta di pezzi originali, il cui stile non passa inosservato nemmeno all’occhio meno esperto.

Chi decide di arredare la propria casa secondo questo stile può essere certo d’andare incontro ad un risultato originale ed esteticamente entusiasmante, privo di minimalismi e banalità. Essendo uno stile di per sé già molto vivace e decorato si consiglia di non eccedere nel numero di elementi per evitare un effetto di sovraccarico decorativo.

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